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MOGLIE,MADRE E FIGLI:QUALE RUOLO HA IL PADRE?
IL RUOLO DEL PADRE
(Franco Poterzio)
La diffusa incertezza che si palesa nella famiglia odierna in merito alla funzione svolta dal padre nel contesto psicologico familiare si può imputare ai seguenti fattori:
1. La fragilità della coppia: coniugalità procrastinata fino alla mezza età adulta, convivenze protratte e poi dissolte, separazioni e divorzi in forte aumento, immaturità riscontrabile soprattutto nelle organizzazioni familiari a “falso spontaneismo” (posso rispondere al tuo amore nella misura in cui lo sento dentro di me), difficoltà a passare dall’innamoramento all’amore realistico, tendenza all’individualismo emancipativo (al primo posto il mio benessere). La prole non può identificarsi in figure genitoriali valide e struttura una particolare sfiducia nelle relazioni interpersonali, in particolare verso la stabilità del rapporto uomo-donna = marito-moglie.
2. Il mutamento delle relazioni tra i ragazzi e le ragazze che non conduce le giovani generazioni ad identificarsi nel ruolo di genere con tutte le configurazioni psicosociali in coerenza con il ruolo sessuale.
3. La cultura della sessualità nella quale l’istinto sessuale viene consegnato al consumistico, all’effimero, al contingente, al transitorio (“poco importa chi tu sia e quale sia il tuo sesso, importa che tu ora mi faccia piacere”) sganciato dall’affettività, dal progetto di vita, dalla responsabilità, dall’etica e dall’ intimità dell’incontro. Un istinto concettualmente ridotto al fatto biologico, alla mera convivialità, al passatempo, al gioco. L’analisi antropofenomenologica della sessualità porta invece inevitabilmente alle conclusioni che l’istinto sessuale è:
a) Donatività e non possesso
b) Unitività e non divisione
c) Pariteticità e non sopraffazione
d) Totalità e non parzialità
e) Affettività e non fruizione
f) Complementarietà e non competitività
g) Intimità e non dissipazione
h) Personificazione e non intercambiabilità
i) Progettualità e non contraccezione
Da tutte le trasformazioni psicosociali in atto nella realtà odierna può derivare una particolare incertezza psicologica sul ruolo di genere e genitoriale da svolgere in una famiglia, in particolare quello del padre.
Diversi sono infatti i percorsi che portano l’uomo e la donna a maturare le rispettive identità di genere.
La presenza di sentimenti di inferiorità con incertezze in merito al ruolo virile si riscontrano sin dall’adolescenza ed ancor prima nel giovane maschio. A causa di una maturazione molto più rapida ed armoniosa del sesso femminile, il ragazzo trova in famiglia la presenza efficiente e direttiva naturale ed ovvia della madre, una migliore capacità emancipativa nelle sorelle, mentre a scuola il gruppo dei docenti è quasi sempre per la grande maggioranza femminile e le ragazze coetanee offrono un rendimento scolastico assolutamente migliore. Questo induce nel giovane maschio a compensare l’inferiorità trovando delle rivincite in campo extrascolastico, ma peggiorando le proprie prestazioni a scuola, assumendo atteggiamenti di bullismo e violenza verso le ragazze, isolandosi dal contesto oppure orientandosi verso delle opzioni di tipo omosessuale. Quel che è certo è che appare disarmato di fronte alla prospettiva un domani di assumersi un ruolo paterno che spesso viene confuso sin dall’inizio con il vicariare la consorte in compiti femminili per l’accudimento della prole e la gestione della casa.
Il ruolo del padre è invece insostituibile.
1. Nell’infanzia. Il padre si introduce come elemento di distacco dalla diade simbiotica madre-figlio accelerando i processi di sviluppo e di rapporto con la realtà esterna della quale il padre è il primo mediatore. Il gesto di sollevare il bambino verso l’alto e di metterselo in ispalla è tipico del padre come anche il modo di giocare con la prole. Importanti le uscite di casa “con papà” per gli stessi motivi. La presenza del padre permette alla prole di identificarsi sin da piccola nei ruoli maschile e femminile guadagnando fiducia nella relazione coniugale.
2. Nell’adolescenza spetta al padre favorire i processi di emancipazione aiutando la madre e sostenendola nelle tappe a volte dolorose del progressivo distacco. Compete al padre percepire il cambiamento nei figli, aumentare la distanza emotiva da questi e di questi con la madre, promuovere interessi e forgiare senza imporre una cultura mediante l’ascolto attento delle prime visioni della vita che si affacciano alla coscienza dei ragazzi. E’ il padre che a quest’epoca deve fare il passaggio dal “voler bene” al “volere il bene dei figli”, anche a costo di momenti difficili e drammatici. Mentre i processi di maturazione sono promossi dalla madre sul piano biologico e dei sentimenti, il padre d’accordo con la consorte vigila sulla capacità dei figli di risolvere i problemi, di assumersi delle responsabilità, di superare le frustrazioni, di prendere decisioni, di progettarsi con delle iniziative realistiche, di saper costruire relazioni felici intorno a sé, di saper utilizzare le proprie conoscenze.
3. Nell’età del giovane adulto, parzialmente emancipato e prossimo ad abbandonare il nido della famiglia di origine, al marito spetta l’incarico di sostenere la moglie in modo che non risenta del distacco dei figli e ritorni ad una più profonda e calda intimità di coppia. Il padre deve rimanere un punto di riferimento culturale: si tratta durante le varie età della prole di saper elevare il linguaggio e di favorire una comunicazione verbale matura, esplicita, chiara in cui ogni pensiero ed ogni problema abbiano diritto di cittadinanza e trovino nel padre un referente competente e controllato rispetto alle possibili risposte emotive che sovente danneggiano un pacato scambio di vedute.
I figli in qualsiasi età della vita si avvantaggiano particolarmente di una buona solidarietà, vicinanza affettiva, partecipazione ed amore nella coppia dei loro genitori. Costoro, nello sforzo quotidiano di scambiarsi sentimenti di stima, di interesse reciproco, di gratitudine, di dialogo, di chiedersi anche perdono, di riflettersi l’uno nell’altro e nelle vicendevoli diversità, anche se a volte mal tollerate, non possono anteporre le esigenze dei figli a quelle della coppia, mentre ai figli vanno sempre riservati gli affetti di compiacenza e di benevolenza.
Sin dai primi anni della vita la coppia genitoriale esercita, diversamente il padre dalla madre, l’autorità delle quale la prole ha grande bisogno purché distinta e complementare quella della madre e del padre, nel ruolo sessuale loro proprio. L’autorità esige riflessione e scambio di idee tra i coniugi in tutte le funzioni che l’autorità possiede, quella normativa, quella correttiva, quella promotiva, quella istruttiva, quella assistenziale, quella assicurativa, quella culturale, ma soprattutto quella esemplare e collegiale.

